Carrello

 x 

Carrello vuoto

Facebook

L'inquietudine allo specchio
Pessoa, Pirandello, Calvino, Tabucchi, i grandi inquieti del Novecento che hanno testimoniato la fragilità e la leggerezza del vivere attraverso la scrittura e anche come la letteratura non può fare a meno della musica, la stravagante compagna dei nostri giorni. L’inquietudine è fermento, innovazione, coraggio e trova nella musica la sua dimensione ideale. Gaber, Battisti, Dalla, Conte e altri cantautori ci hanno lasciato testi che raccontano cambiamenti emozionanti, impegni sui diritti umani, solitudini che s’incontrano e sapori che vengono da lontano, perché la musica strega l’inquietudine per quel palese e misterioso accordo di note e si rivela una medicina utile al male di vivere.
Relazioni, contesti e pratiche della narrazione
Al centro del volume, finanziato dal DISUM (Prometeo 2018), è la narrazione intesa quale straordinario strumento per indagare i modi in cui la memoria collettiva ha elaborato il tema dei conflitti sociali e personali, della malattia e delle alterazioni del corpo, quest’ultimo inteso sia nella sua accezione generale – la società, la comunità, le città – che in quella particolare dell’individuo. La maggior parte dei saggi è incentrata sugli eventi che hanno determinato una rottura degli equilibri collettivi e individuali nella società moderna e contemporanea, quando l’insorgere di patologie – sociali, economiche, mediche – hanno sconvolto il tempo storico e hanno costretto a ricercare rimedi e soluzioni. Un ordito complesso, metodologicamente fondato su di un approccio multidisciplinare e su di un quadro delle fonti che ha riunito quelle prodotte dalle istituzioni con quelle provenienti dalla diaristica, dalle corrispondenze, dai carteggi, dalla letteratura, dalle scienze umane, nel fine ultimo di ritrovare l’individuo dietro il linguaggio delle istituzioni perché se la malattia avviene nella vita ed è espressione delle contraddizioni della realtà, allora è quest’ultima che si deve ricercare anche nelle sue testimonianze più intime.
Lasciatemi camminare sulla brina
Cosa spinge una ragazza siciliana ad andare a vivere a Bergamo? Un gioco, un ingenuo e incosciente spirito di avventura che le faranno scoprire il cuore più antico e nascosto di un mondo che, prima, le era noto solo per l’efficienza e la ricchezza. Mentre un popolo semplice la accoglie e la protegge, personaggi quasi surreali (la ragazza scoiattolo, le nonne fate, la vecchietta del passaggio a livello, il pastore) appaiono e scompaiono in un paesaggio disegnato dalla nebbia, dalla neve, dalla brina e, poi, dalle fioriture di primavera, dentro un clima capace di trasformare tutto in bellezza. Donne umiliate dagli uomini e altre libere ed emancipate le mostrano le due facce di un luogo e di un periodo, gli anni ’70, in rapido cambiamento. Un pittore famoso condivide con lei l’amore per l’arte, mentre un anziano contadino-operaio e la moglie si prendono cura di lei come fosse una figlia. Due uomini accompagnano il suo sguardo. Un altro (“l'uomo che vedeva le lucciole come normali insetti”) cerca di spegnerlo. Ed è per fuggire da quest’ultimo che la protagonista si trova costretta ad abbandonare tutto. Il brano “Lasciatemi camminare sulla brina” chiude questa storia con una nota di inguaribile nostalgia. La brina diventa il simbolo della leggerezza, della capacità di attraversare la propria vita e quella degli altri in punta di piedi, come ha imparato a fare in quel mondo che le è stato rubato.
Le avventure di Ercolino
Quando diventare grandi non è mai stato così divertente… un poeta, un pescatore, un cavallo alato… un viaggio alla scoperta di nuovi mondi… le avventure di Ercolino!
Savigna Bonazzi
Perché Savigna siamo noi. O, forse, ciò che potremmo essere se possedessimo il coraggio e l’incoscienza di vivere al di fuori delle vignette che il destino ci disegna intorno senza mostrare alcun senso dell’umorismo. (Riccardo Renda)

Ricerca

Calendario

Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1
3
4
6
12
13
16
17
19
21
25
28

News