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L'amore più grande
La Sicilia degli anni ’70 rappresenta il quadro all’interno del quale si svolgono le vicende che vedono protagonisti i personaggi di questo romanzo. In un intreccio di storie di mafia, di indagini investigative, di pregiudizi, d’amore e di complesse relazioni familiari, ciascuno dei protagonisti fa la sua scelta di vita eleggendo il proprio “amore più grande”, in un precario equilibrio tra moralità, dignità, passione, sentimento e avidità.
Ricordi danzanti
«Amava pettinarla quella sua piccola nipote, ma erano carezze; stava seduta nella sua poltrona e con il suo pettine magico riusciva a farle una treccina meravigliosa e poi inconsciamente esordiva che se non fossero stati biondi, quei capelli sarebbero stati uguali a quelli di Grazia. La sua nipotina era felice perché consapevole di essere amata tanto, ma nel contempo era fiera di ricordarle la dolce zia, scomparsa prematuramente…».
Il potere del degrado
Ogni forma di corruzione o di comportamento in contrasto con l’etica pubblica e il rispetto del prossimo dovrebbe essere rigettata dalla società, avversata da ogni singolo cittadino e non esclusivamente affidata alle indagini della magistratura; dovrebbe necessariamente rientrare in una logica educativa e culturale. Se il degrado può essere un mezzo per ottenere potere da parte di chi non è nato per esercitarlo, nella convinzione che il potere sia, appunto, una soluzione al problema del disordine, Il potere del degrado vuole essere un contributo alla disamina della situazione socio-politica attuale. Serve azzerare i conflitti sociali, analizzare la coscienza collettiva, semplificare ed eliminare le fonti di un’evidente schiavitù psicologica, fare ammenda, dissociandosi dai giudizi di massa, nella consapevolezza di essere tutti responsabili, di essere tutti schiavi del potere e complici del degrado. In uno scenario così intriso di mali, in questa Terra così generosa nella natura e, al contempo, avida, impertinente e irriconoscente, l’autore appronta un tentativo di trasferire quanto egli stesso ha imparato, in un periodo particolarmente impegnativo della sua vita.
Da una panchina
Tredici racconti per tredici autori, a ricercare un contatto con l’uomo con la polo rossa e la panchina, muta ascoltatrice dei suoi imperscrutabili pensieri.
Etne (Nuova Edizione)
Arriva il momento in cui si sente il bisogno di raccontare, prima che la memoria e il tempo li disperdano, i trascorsi avvenimenti della città in cui si vive. Riferire episodi avvenuti nei quartieri storici della città è come rivivere avvenimenti trascorsi legati alle nostre esistenze e che affondano in radici comuni. Portare fatti e aneddoti a conoscenza di una vasta platea può diventare un, seppure piccolo, contributo rivelatore di interessi generali trasmessi da quanti ci hanno preceduto. Su queste tracce e con questo spirito il volume è stato pensato e ha preso forma.
L'industria del fustame a Riposto
La Sicilia ottocentesca visse da protagonista il boom delle esportazioni di vino verso l’Europa e questo si ripercorse positivamente sui flussi commerciali dell’industria delle botti, caratteristica espressione dell’artigianato locale, che vide, quindi, un momento di grandissima espansione. Successivamente, le innovazioni portate dall’industrializzazione, trasformarono le piccole botteghe artigianali (quasi a conduzione familiare) in veri e propri stabilimenti di lavorazione del legno e di costruzione del bottame. Non c’era vino senza la relativa botte, questo il principio unico che consentì ai numerosi artigiani siciliani di sviluppare il loro specifico comparto e renderlo ingranaggio necessario, e non semplice tassello, non solo del mercato enologico, ma del sistema politico e amministrativo della cittadina, fino a coglierne la totalità.
Storie dipinte
Questo studio aggiunge un nuovo tassello a un percorso già intrapreso nel 2002 da Alessandro Napoli con il volume Il racconto e i colori. «Storie» e «cartelli» dell’Opera dei Pupi catanese. La serie dei cartelli e delle scene dell’Opera dei pupi della famiglia Napoli presenta un repertorio figurativo molto ampio, il cui valore documentario è oggi unico e inimitabile e la cui corretta tutela è presupposto imprescindibile per una più ampia fruizione. Questi manufatti rappresentano l’eredità materiale di una pratica artistica, il teatro dei pupi, sopravvissuta ai cambiamenti e alla crisi, al cattivo stato di conservazione, alla tentazione di chiudere ‘bottega’. La sequenza delle immagini riprodotte in questo volume mira a ricostruire le complesse dinamiche che hanno caratterizzato la realtà storico-culturale catanese; si tratta di materiali preziosi, di foggia e composizione diversa, alcuni addirittura inediti, che offrono un testimonianza viva dell’antico mestiere dei fratelli Napoli e ribadiscono il compito affidato all’analisi, alla salvaguardia e alla valorizzazione della nostra identità.
Guardatevi dai prudenti
Interim è una raccolta organizzata di idee che oppone ordine e ragione a quel rimasuglio mistico che abbina il non conosciuto alle assurde venerazioni.
Esercizi di arte dell'implicito
«Da qualche parte ho letto che gli aforismi sono “saggezza in pillole” o anche “concentrati di filosofia”. Mi permetto di non condividere tali definizioni poiché, almeno nel mio caso, ho buttato giù ciascun aforisma senza particolari riflessioni, quasi ogni giorno, senza seguire un ordine ben preciso, assecondando un’emozione o un sentimento sorto improvvisamente, sulle cui origini non mi sono interrogato. Certe volte li ho scritti e basta, senza alcuno stato d’animo particolare, quasi fossero degli starnuti. Piuttosto, è nel rileggerli che ho trovato una possibile chiave di lettura di me stesso: è come se avessi compilato un test in grado di far emergere la mia personalità. Mi sono aiutato in un divertente tentativo-esercitazione di autocomprensione, con lo sguardo rivolto alla cristallizzazione dell’implicito».
Quasi una fantasia
Antonio Carvajal, Premio Nacional de Poesía, è una delle voci di più spiccato rilievo nel panorama dell’attuale poesia spagnola. Poeta di straordinaria sensibilità, ma anche di grande perizia tecnica (non si dimentichi che l’arte è pur sempre téchne), ha pubblicato moltissime opere, soprattutto in versi, che oggi ricevono il pieno consenso della critica e del pubblico. Scevro da qualsiasi esibizione di teorizzazioni sul “fare poesia”, non ha mai voluto parlare della sua poetica perché – come spesso ha dichiarato – questa si può “ricavare dai miei versi”. E in realtà – sembra quasi incredibile – già in questa sua prima opera, scritta nel ’65, spiega e fissa, con estrema lucidità e profetica consapevolezza, quella che sarà la sua poetica, che poi ha saputo, con grande coerenza, costanza e dirittura morale, mantenere e consolidare nel suo largo percorso creativo durato più di cinquant’anni.
Fumetti al cubo Anno9 n.27
In questo numero: Il richiamo del sangue (di Silvio Grasso e Fabio Grasso) Preraffaelliti: la bellezza inquieta (di Nino Rocca)

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