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Calipso
«Calipso, oh Calipso! Penso a lei. Ha amato Ulisse. Hanno vissuto insieme sette anni. Non sappiamo per quanto tempo Ulisse avesse condiviso il letto di Penelope, ma certo non così a lungo. Eppure tutti esaltano il dolore di Penelope e irridono le lacrime di Calipso». (Milan Kundera, L’ignoranza)
Dove sei?
«Quest’ultima raccolta di versi di Salvatore Di Dio si configura come una riflessione più ampia, matura e sofferta sul senso della vita. La vita cha scorre come “Alito d’autunno/nell’impaurito chiarore della fine d’estate” sembra soffiare nell’anima un lento crepuscolo palpitante di intense emozioni, antiche paure e vibranti ricordi “fradici dell’allegria dell’amore”. L’autore, da sempre cantore dell’Amore, già descritto nelle raccolte precedenti nella sua infinita gamma di toni e colori, penetra con straordinaria sensibilità “nel cigolio dei pensieri/che nel fracasso del mondo/mi accompagna/fino al destino” per giungere al silenzio profondo dei sensi che schiudono all’anima il bisogno spasmodico di esistere intensamente, profondamente, senza consumarsi “nel silenzio di vivere”». (Dalla Prefazione di Patrizia Fleres)
Una sera verso la fine d'agosto
Un bambino, appassionato di fumetti e film, crescendo comincia a scrivere una storia vestita di nero che, lentamente, si colora di tinte gialle e si incanala in una dimensione quasi surreale. Il protagonista, un poliziotto dal carattere rigido e spigoloso, improvvisamente viene catapultato in una aggrovigliata vicenda dove il delitto, nella malinconia barocca di una Catania al crepuscolo degli anni Cinquanta, diventa anche il pretesto per ricordare il vissuto degli usi e costumi di quel tempo, sottolineati da un incontenibile florilegio di modi di dire, proverbi e detti popolari. “A vivere sempre nel passato s’invecchia prima e a vivere solo nel futuro non si cresce mai”, si legge tra le pagine del romanzo e lo scrittore, con molta semplicità, suggerisce di vivere bene il presente, affidandosi anche al valore simbolico della memoria collettiva, con l’umiltà necessaria per affrontare l’avanzante culto della modernità.
Ora vi cuntu 'na parità
«Le contraddizioni della nostra terra le conosciamo tutti, sono quelle che hanno fatto de Il Gattopardo una grande opera, ma delle contraddizioni dei proverbi, non sappiamo quasi nulla. Anche se sono evidenti. Vi faccio degli esempi: com’è possibile che si dice “Si piglia chi si assomiglia” e poi “Gli opposti si attraggono”? Come mai se “Vai piano… vai sano e lontano” ma “Se arrivi tardi alloggi male”? A che ora devi partire? Perché “Chi ha tempo non aspetti tempo”, ma poi “La fretta è cattiva consigliera”. La realtà è che i proverbi non sono risposte, ma sono armi pacifiche. Decidiamo noi quando usarle. Ci sarà un’occasione in cui è più giusto dire che “Chi fa da sé fa per tre” e un’altra in cui è giusto ribadire che “L’unione fa la forza”. Raccoglierli tutti vuol dire creare un libretto d’istruzione per la vita. Per questo motivo penso che l’idea di questo libro è geniale e ambiziosa già alla partenza». (Dalla Prefazione di Roberto Lipari)
Qui si trova la chiave per comprendere il tutto
«Solo la storia può rivelare quale sia la più intima essenza dell’essere umano»: quanto asserito dal teologo Wilhelm Dilthey (1833-1911) evidenzia, nel migliore dei modi, l’insostituibile valore conoscitivo della storia per la piena comprensione delle azioni degli uomini. La storia plurimillenaria della Sicilia, con il suo ininterrotto susseguirsi di forme di governo e manifestazioni culturali tra le più svariate per provenienza e ispirazioni di fondo, offre al lettore una nuova prospettiva di analisi per comprendere il mondo in cui oggi viviamo. Dall’Epoca Medievale all’Età Contemporanea l’isola è stata un vero e proprio ‘laboratorio’ di esperienze storiche che hanno poi conosciuto un ulteriore sviluppo nell’Europa continentale e nel Bacino Mediterraneo. Dalla spinosa questione della condivisione degli stessi spazi tra cristiani ed ebrei nel secolo V alle accese polemiche sull’uso politico della storia nel secolo XIX, dalla promulgazione di leggi atte a contenere il prepotere regio nella seconda metà del secolo XIII alla formulazione dei principi dell’economia corporativa negli anni Trenta del Novecento: sono tutti elementi per comprendere come nella movimentata storia della Sicilia si possa individuare «la chiave per comprendere il tutto».

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