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La perfezione del cerchio
Una saga famigliare, dalla metà dell’800 sino al 1975, una storia fatta di tante storie staccate, capitoli che descrivono vicende, le più diverse possibili, di uomini e di donne, in un tratto della loro esistenza, senza un nesso preciso, senza una conclusione immediata, vicende che si svolgono in Sicilia, ma anche in Inghilterra, Egitto, Parigi, Genova. Racconti di incontri, di amori, di vita e di morte, di personaggi che ruotano attorno alla stirpe dei baroni di Calatrazza. Storie staccate che però s’incamminano verso una meta che solo in ultimo appare unitaria. Infatti, nella parte terza tutto trova una spiegazione, una giustificazione e il mosaico viene composto per dare vita a un finale sorprendente.
Il commissario Santi
Un bel giorno, il commissario Emilio Santi decide di scrivere una lettera di reclamo a Dio, mettendolo al corrente di come la vita sulla Terra non sia tutta rosa e fiori. Alla lettera, allega anche una serie di indagini poliziesche in cui si è imbattuto durante la sua carriera, in modo da fornirgli una finestra da cui osservare il mondo e la psicologia degli esseri umani, un vero e proprio labirinto tutto da scoprire. La città in cui si svolgono le indagini è Belizia. Nel corso della storia il commissario Santi mostrerà il suo carattere e il suo intuito naturale a smascherare gli artefici di piani orditi contro il prossimo.
Cassandra. Nel nome il mio destino
Può un nome condizionare la vita di una donna e farsi destino e segno di una discesa nell’inferno della coscienza individuale e collettiva? Questo è successo a Cassandra Politi, la bellissima giovane che fu costretta a sposare il barone Cesare Iudica di Baulì, alla fine dell’Ottocento, in un paese siciliano della provincia siracusana. “Storia fosca” la definì Luigi Capuana, che se ne occupò in un racconto di poche pagine ma molto controverso, ed è davvero una storia tristissima ed emblematica della condizione servile e coercitiva in cui, fino a pochi decenni fa, versava la donna siciliana. Il racconto si svolge in prima persona, attraverso le pagine diaristiche di Cassandra e alcuni interventi dell’autore-narratore che servono a cucire le parti della storia mancanti nel memoriale della baronessina. Il coinvolgimento del lettore è totale e appassionato fino a rivestire totalmente i panni della sventurata donna.
Camminare sull'acqua
«Camminare sull’acqua restituisce, pur apparentemente storpiate, verità celate in frammenti di vita, che costituiscono, attraverso la storia di ogni possibile protagonista, la storia di un’anima e, attraverso questa, la storia dell’uomo: insieme di desideri, quasi sempre non soddisfatti, storpiati da un’eco che nel moltiplicarli, scandendoli, crea unità narrative che si offrono, nel mistero, a doppie letture, talvolta multiple, sottolineando l’ordito da cui traspare e si dipana la vita dell’uomo». (Dalla Prefazione di Sergio Collura)
Memoriter et iucunde
In questo libro s’intrecciano schemi diversi: il romanzo epistolare convive con il saggio. Le iniziali lettere di due amici confluiscono nella necessità di rileggere il Laelius ciceroniano per confermare quanto preziosa sia tuttora l’amicizia nella vita degli uomini. Da tutto ciò nasce un libro sorprendente nell’impostazione, unitario nei contenuti e denso; nel quale ogni parola si stringe in unità con tutte le altre. Un libro che ci fa constatare quanto poca sia la distanza tra l’antico e il moderno. Tra noi e i classici.
Dai Corsari ai Viceré. Acireale nel cinema dalle origini a oggi
«A uno dei suoi temi più cari, l’autore torna in questo libro fitto, incalzante, agile e preciso che circoscrive la materia da trattare a una città, Acireale, a un luogo che spesso ha fornito i suoi scenari naturali a film di vario tipo in epoche diverse e a uomini e donne che, a vario titolo, in veste di registi, attori, imprenditori, tecnici, fotografi, documentaristi, teorici, hanno svolto un ruolo spesso eminente… abitualmente di sicuro pregio e degno di non essere cancellato da una memoria che non di rado anche nel cinema è di breve durata e commette ingiustizie imperdonabili e preliminari a un peccato di rimozione». (Dall’Introduzione di Mino Argentieri)
Il tratto che nomina/Le trait qui nomme
«Questo libro presenta i miei atti e i miei approcci, le mie esitazioni, le mie gioie e le mie riflessioni, così come li ho annotati al ritorno da ognuno dei miei soggiorni di lavoro tra quelle montagne, a partire dal quarto e fino al quindicesimo. Propongo anche, dopo il racconto di due scalate quasi rituali, una sintesi finale che mostra i risultati complessivi di questi miei ventidue soggiorni. A volte conduco il lettore nel vivo dell’azione, qualche altra gli propongo la distanza della riflessione; questa si rende necessaria, tanto numerosi sono stati, e restano, le scoperte ma anche i misteri, le audacie ma anche i ripiegamenti. Nessun problema, comunque: il dinamismo della creazione, la gioia profonda dell’ascolto dell’altro ci trascinano tutti con la loro potente corrente». (Dalla Prefazione dell’Autore)

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