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Una storia tante storie
Storie che curano, parole che tornano, interviste e fotografie che raccontano, percorsi di cura, pratiche di close reading e di reflective writing, dimostrano l’esistenza di tanti punti di convergenza tra le Scienze Umanistiche e le Medical Humanities. Queste ultime, infatti, rappresentano il punto di incontro tra la medicina e le discipline umanistiche, quali la storia e la filosofia, l’etica e la letteratura che pongono al centro della loro riflessione l’uomo, con la sua storia, con le sue esigenze, con la sua ricerca della felicità e della soddisfazione dei suoi bisogni. Da qui la consapevolezza che le parole possono essere creature viventi. Le parole vivono, insieme a quei silenzi aperti, sovente si accompagnano a uno sguardo attento, sorridente e curioso. Sono le parole e i silenzi di chi cura che lasciano all’interlocutore lo spazio per respirare e il tempo per raccontarsi e possono creare ponti di comunicazione tra chi parla e chi ascolta, tra chi cura e la persona che è curata e tra quest’ultima e le persone che gli stanno accanto. (Pina Travagliante)
La regina del Camposanto vecchio e alte storie
La regina rinuncia a incontrare la figlia, vivendo poi la sua vita solitaria, chiusa, schiva, anche diffidente, eppure tesa con ardente speranza al contatto con gli altri, nostalgica con struggente trasporto. Isolata nei rapporti, eppure capace di cedere a un confidente abbandono in un mondo libero e solare. Una sensibile coscienza della realtà spinge l’autore a scoprire e scandagliare l’animo umano e le sue verità profonde, contro le quali si infrange la realtà del quotidiano. Sono racconti coinvolgenti. La mente va a pagine della commedia umana di balzacchiana memoria. I personaggi, stupefatti, impulsivi, primitivi, sono costretti da una forza superiore alla ragione, all’agire. In questi ritratti, e nelle avventure amare e pungenti di alcuni di loro, si avverte la sofferta denuncia e la disincantata analisi dell’Italia degli ultimi anni, nei suoi lati oscuri e luminosi.
Il segreto del monastero
Intorno al 1775, Rosario, il monaco curatore della biblioteca del monastero benedettino di San Nicolò l’Arena di Catania, sparisce improvvisamente; l’abate incarica il priore di indagare. Ai giorni nostri, Andrea, un borsista dell’Istituto Superiore Conservazione e Restauro di Roma, si reca al monastero per sviluppare un progetto di restauro dell’organo settecentesco. Insieme a Chiara, una studentessa universitaria, seguirà le tracce di un segreto occultato per oltre due secoli fra le mura del monastero, fra suggestioni magiche e indagini scientifiche. In questo percorso, Andrea si confronterà con Chiara, cercando di capire cosa quella ragazza rappresenti per lui.
Il venditore di uova rotte
In un piccolo borgo del sud Italia con i suoi riti sacri e profani, Filuccio, rispettato medico di periferia, è vittima di una ritorsione indiretta, le cui conseguenze si abbatteranno presto sulla sua stabilità mentale, trasformando la sua vita in un calvario. Alla perdita della ragione seguirà la vendita porta a porta di uova di seconda scelta e la malattia del suo unico figlio, Raimondo, rinchiuso in un mani- comio. Fragili come i gusci delle uova lesionate, Filuccio e Raimondo raccontano una storia di ostinata speranza e concreto attaccamento alla vita.
Il surrealismo della pianta grassa
«Attitudine onnivora e perimetrale quella di Cusa in questo Il surrealismo della pianta grassa, appetito famelico che si mette a monitorare il presente con la stessa vis ribollente del suo drumming. Non è un caso evidentemente che Cusa abbia portato spesso sul palco i suoi scritti alternandoli ai suoi batterismi, in una sorta di gioco incrociato in cui la musica si fa verbo e il verbo si fa “colpo sulle pelli”. Il riferimento a Pico della Mirandola non vuol essere semplicemente dissacrante. […] L’assoluta novità della riflessione di Mirandola è proprio nel relativismo etico e in quella “instabile libertà” di cui anche Cusa, in queste pagine, così come nelle sue performances discografiche, si fa instancabile vessillo. Non è importante il tema, né il suo peso specifico, quanto la predisposizione di analisi dello spettro, la voglia di ruminare il mondo, il tentativo (a volte riuscito, altre meno) di bisturizzare le cose che accadono». (Dalla Prefazione di Valerio Corzani)
La barchetta di carta
Una barchetta di proprietà di un ingegnere che si diletta a costruire flotte di carta, stufa di scivolare su una scrivania di mogano, decide di intraprendere il mare, scegliendo come suo nostromo un solitario foglio A3. La barchetta incontra, durante il suo viaggio, delle scimmie che hanno smarrito il Tempo, dei ladri di lenzuola e degli sgangherati pirati. La sua meta finale è colonizzare una terra in nome di Sua Maestà, la Regina della Stanza, sua consigliera. Come la barchetta, anche Teresa e Pietro abbandonano le loro certezze. Teresa è in fuga da un fantomatico uomo delle parole con cui avrebbe voluto coltivarne una sola: “corrispondenza”. Pietro va un po’ a zonzo, prima di approdare su un’isola con al centro un grande albero di nespole. I destini dei tre protagonisti si sfiorano appena, ma comune è la loro ricerca di autenticità, corollario indispensabile per riuscire ad essere felici.
Il cuore nero della Sicilia
Una donna che ha subito una violenza carnale si rivolge alla Guardia di Finanza, coinvolgendo il maresciallo Luca De Silvestri in un’inchiesta che da subito appare poco ordinaria. Dietro lo stupro si aprono, infatti, inquietanti scenari collegati all’usura, alla mafia e alla mentalità omertosa e ipocrita della società, con direzioni investigative che trascendono i compiti abituali di un Reparto delle fiamme gialle. Insieme alla sua squadra, De Silvestri imbastisce una delicata indagine, muovendosi sul precario confine tra procedura e improvvisazione. Parallelamente, il maresciallo affronta la sfida di un nuovo amore, dopo anni di apatia sentimentale e disillusione nei confronti dei rapporti umani. Il cuore nero della Sicilia, ambientato tra Enna e Catania, è un giallo contemporaneo, senza eroi e senza lieto fine. Una radiografia dei visceri dell’isola più bella del mondo.

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